Tutti gridano ma nessuno ascolta più

Tutti gridano ma nessuno ascolta più

31.07.2015 - 16:55

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All’indomani del varo della nuova giunta Marino, piazza del Campidoglio accoglie alcune decine di manifestanti, in camicia celeste a mezze maniche: gli autisti dell’ATAC, l’azienda dei trasporti urbani che ha 11 mila 500 dipendenti (più dell'Alitalia), da giorni bersaglio della rabbia dei romani per via dei fine corsa anticipati sui treni in direzione Ostia, della metro che si blocca, che viaggia con le porte aperte, dei ritardi degli autobus resi insopportabili dal solleone, di un presunto sciopero bianco non dichiarato. “Per nascondere la verità, ci hai messo contro l’intera città” recita uno striscione esposto sotto le scale del consiglio comunale, a due passi dalla statua equestre di Marco Aurelio. Il riferimento polemico è, probabilmente, al sindaco, la sostanza è indiscutibilmente vera. Gli utenti hanno protestato spesso in questi giorni contro i conducenti, qualche volta al limite della violenza: un incontro con la cittadinanza sarebbe appropriato. Ma i romani in Campidoglio non ci sono: il caldo è torrido, ci si ripara sotto i portici e le scalinate all'ombra, qualche turista fotografa la scena, i giornalisti con telecamere e telefonini sono in tanti ma i residenti non si vedono. D’un tratto, il colpo di scena. Arriva la notizia che l’ATAC ha sospeso a tempo indeterminato Christian Rosso, il giovane conducente di autobus che qualche giorno fa aveva postato un video in cui sosteneva che a Roma gli autobus non passano perché guasti nei depositi: i meccanici non hanno i pezzi di ricambio. Rosso aveva anche fatto i conti: “Lo stipendio di 70 dirigenti dell'ATAC costa quanto quello di 1000 autisti. Basterebbe che diventassero 35 per assumerne 500”. Uscito il video su Youtube, l'azienda gli aveva contestato la violazione del codice etico. Adesso, la sospensione a tempo indeterminato: per qualche minuto l’atmosfera si fa elettrica. Una macchia di camicie azzurre scende lungo la Cordonata, la splendida scalinata di accesso al Campidoglio, giù fino a via del Teatro Marcello: tra fischietti e applausi ecco Christian Rosso, con accanto la più famosa degli autisti dell'ATAC, Micaela Quintavalle, studentessa in medicina di giorno, conducente di autobus la sera, sempre alla testa delle proteste degli autisti. “Vogliono la privatizzazione”, dice lui, “se i mezzi non passano è colpa dei dirigenti” e si mette un bavaglio sulla bocca. La Quintavalle: “La Troika italiana, governo, dirigenti e sindacati, se la vedrà con gli avvocati, dovranno sospenderci tutti”. I dimostranti risalgono il colle, giù tutto è rimasto come prima: i bus carichi di turisti scorrono davanti al monumento all'altare della Patria, qualcuno guarda in su, neanche un ingorgo più del solito. Al Campidoglio, i manifestanti ora reggono un altro striscione: “Oggi più di ieri uniti e fieri”. I romani continuano a non esserci, di politici neanche l'ombra, il caldo è asfissiante, qualcuno dei manifestanti si toglie la camicia: “Siamo tutti Christian Rosso” cantano in coro. Al megafono c'è chi resiste: “L'assenteismo non c'entra, certi autobus risalgono al 2000. La politica ha fatto razzia per anni, l'ATAC è stato l'orto dove si raccoglievano i voti”. E Marcello, che tutti conoscono: “Da due anni in azienda non si fa più manutenzione. Diranno: il pubblico non funziona, inevitabile privatizzare. Ma al privato interessa l'utile non la qualità”. Parole scandite per le telecamere, nel vuoto della piazza assolata. Ancora fischietti e slogan e poi di nuovo al microfono: “I sindacalisti dei confederali non li vogliamo. Saranno d'accordo per la privatizzazione”. Ecco appunto, ieri CGIL-CISL-Uil hanno incontrato la giunta, ma i conducenti dell'ATAC non c'erano. Loro, che volevano “dire la verità ai romani”, in Campidoglio si sono ritrovati soli. Il neo-assessore ai trasporti - si saprà - è contrario alla sospensione di Rosso, il sindaco favorevole. Non capiterà solo a Roma: ognuno per conto suo, sfibrati, arrabbiati, con sempre meno voglia di ascoltare gli altri.

mikcucuzza@gmail.com

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