Immigrati: il primo fronte è l'informazione

Immigrati: il primo fronte è l'informazione

19.06.2015 - 13:32

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“La mia preoccupazione e il mio dispiacere maggiore? Quando mi sento dire: ‘non sono razzista, ma lo sto diventando’. Li capisco, gli italiani non sono razzisti, gli fanno credere che stiamo assistendo a un’invasione. Questa è la conseguenza non solo delle strumentalizzazioni politiche di chi alimenta la paura ma soprattutto del fatto che la questione dei migrati è un continuo ripetersi di emergenze senza una politica lineare, da attuare senza sussulti, anche attraverso leggi in Italia e in Europa”. Foad Aodi, fisiatra e ortopedico, direttore a Roma di centri specialistici per la riabilitazione palestinese nato in Israele, cittadino italiano da 35 anni, è presidente dei “Medici di origine straniera in Italia” (Amsi) e di altre due associazioni (Comai e “Uniti per unire”) che complessivamente raggruppano 45mila professionisti oriundi e italiani sparsi in tutte le regioni: da pochi giorni è stato nominato dal nostro ministero degli Esteri “focal point” (punto di riferimento) dell’agenzia dell’Onu “Alliance of civilizations” che ha per obiettivo l’integrazione in Italia. Un incarico prestigioso che Aodi ha meritatamente ottenuto dopo decenni di lavoro sul campo ma che arriva mentre l’Italia è scossa per la vergogna degli stranieri sugli scogli di Ventimiglia, le scene drammatiche davanti alle stazioni di Roma e Milano, il disinteresse e l’assenza politica dell’Europa. C’è da farsi tremare i polsi, ma in Aodi prevale un sano, appassionato pragmatismo, frutto del suo lungo impegno per il dialogo: “il momento è molto delicato, tanta gente vive ore di grande sofferenza. La mia nomina da parte del governo come interlocutore per l’Onu è un riconoscimento e un incoraggiamento per tutto il gruppo che da tempo lavora con me. Il primo fronte che vorrei aprire riguarda l’informazione: dobbiamo costruire un rapporto più stretto con i media, perché l’immigrazione e l’Islam vengano seguiti in modo continuativo, non solo episodicamente, quando fanno sensazione”. L’uscita dalla logica dall’emergenza è un obiettivo che Aodi persegue non da adesso: “con due progetti gemelli, la ‘buona immigrazione’ e ‘la buona sanità’ che abbiamo presentato al governo”. Oggi, però, per usare il linguaggiodi voi medici, servono terapie d’urgenza. “I centri di raccolta (hub) nei luoghi di transizione sono necessari: secondo le nostre informazioni prossimamente potremmo avere ancora altri profughi, anche più numerosi di oggi. Per non rivedere le scene di Milano e di Roma dobbiamo assicurare a queste persone assistenza umanitaria e sanitaria con squadre miste di medici, per superare la barriera della lingua, senza inutili allarmismi relativi a improbabili rischi di epidemie”. Aodi ha le idee chiare anche per affrontare alla radice la questione: per i richiedenti asilo, tempi abbreviati per l’identificazione dei rifugiati, anche per impedirne la fuga e la dispersione incontrollata in Europa, e quote obbligatorie tra tutti i partner dell’Unione; per gli immigrati economici Foad invoca un’immigrazione “programmata” basata su un censimento delle reali esigenze e possibilità di lavoro, anche per non alimentare insensate “guerre tra poveri” tra italiani e stranieri, con leggi che sanciscano diritti civili e doveri di chi arriva con regolare permesso per lavorare. Per fermare i clandestini, organizzare rimpatri coordinati dall’Unione europea con garanzie per i diritti umani di coloro che vengono riportati nei paesi d’origine, con i quali l’Ue dovrà stringere accordi bilaterali per una concreta cooperazione economica che fermi ulteriori flussi migratori. Progetti che stridono con i toni aspri di questi giorni: l’Ungheria annuncia che alzerà un muro di 175 chilometri per impedire l’ingresso degli stranieri dalla Serbia. Cameron dice sì agli aiuti, no alle quote, un no ribadito anche dalla regioni italiane del nord. “Chieda perdono chi respinge i rifugiati” ammonisce Papa Francesco. Almeno lei, dottor Aod, non si scoraggi.

mikcucuzza@gmail.com

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