michele cucuzza bianco e nero

Prigionieri di paura e pessimismo

06.03.2015 - 15:22

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Certo, di corruzione e sprechi non se ne può più. Solo questa settimana Palermo, la Fondazione nel calcio, Pompei. Sconcerto, rabbia. Ma forse gli italiani si sono abituati a considerarli un costo aggiuntivo di quella che, avendo a che fare comunque con appalti, finanziamenti, fondi pubblici, sempre casta è.

L’ingegnerizzazione del sistema, la chiama Di Pietro: appunto. Che c’entriamo noi, ancora alle prese con il problema del lavoro e dei bilanci familiari? (bravo Draghi, bene Melfi, ma se non ci fosse la famiglia…). Ci sono almeno altri due tarli che, invece, toccano da vicino la gente, dei quali la politica farebbe bene ad occuparsi non per tener d’occhio i sondaggi o per l'eterna abitudine alla campagna elettorale: la sicurezza e le tasse. Basterebbe andare in giro su un tram o in treno per avvertire questo malumore diffuso, come il brontolio sordo di un vulcano: la gente, attaccata al cellulare, apparentemente distratta, appena può ti dice che non si sente sicura, in strada, a casa, sui mezzi e teme non solo di non essere protetta a sufficienza ma persino di rischiare il peggio se pretende di starsene in pace. Non parliamo nemmeno dei furti in casa, delle rapine, perché lì è facile sconfinare nel problema della reazione, più o mena legittima o in eccesso colposo, ed è facile offrire il fianco a possibili strumentalizzazioni. Ma se a uno capita di bere un cappuccino o comprare un giornale in attesa del treno alla stazione Termini di Roma? Non c'è tregua: a uno a uno decine di sconosciuti stendono la mano per chiedere dei soldi. Di continuo: mai così tanti. E poi giacigli sparsi agli angoli, marciapiedi intorno ricolmi di senza tetto al freddo, coperti come possono. Non è degrado urbano, è qualcosa di peggio: ha l'aria del declino, dell'abbandono. Gente che soffre, certo. Gli agenti fanno quello che possono. I volontari, la Caritas, pure. Ma chi dovrebbe occuparsi di loro 'a monte', come si diceva una volta, con umanità e senza limitarsi a ricordarci che le leggi ci sono? Davvero pensiamo di delegare il problema a quel sant'uomo di Papa Francesco che a due passi da San Pietro ha aperto docce e barberie gratuite? Lasciamo stare l'allarme terrorismo, non parliamo nemmeno della questione migranti, che - a costo della vita purtroppo - continuano a sbarcare: delle periferie, dopo 'mafia capitale', ormai si parla in cronaca locale; finiti nel nulla i proclami per prevenire nuove barbarie degli hooligan, forse non c'è rimasto che lamentarci al solito delle strade al buio, con le buche aperte. C’è il bandolo della matassa per far qualcosa?
A 'Quinta colonna', ho sentito un’esponente della maggioranza, Anna Ascani, dire cose giustissime su sicurezza e legalità: chiunque delinque dev’essere punito, chi occupa una casa viola la legge, le regole non sono né di destra né di sinistra, vanno rispettate e basta. Benissimo. Ma poi? Si farà una nuova legge sulla sicurezza nelle città? Speriamo non segua la sorte di quella sulla corruzione, ferma in parlamento dal 2013. Ce lo possiamo dire con franchezza? Abbiamo bisogno di comportamenti virtuosi contagiosi, di esempi, di cose concrete fatte bene, oltre che di principi sanciti in tv. Uno si sente incoraggiato se vede che qualcosa comincia a girare davvero per il verso giusto: in fondo, insegnano i saggi, il cambiamento nasce da noi, basta volerlo. Stesso discorso per le tasse. Se, come si chiede Marchionne, ora che “il PIl dicono sia positivo, lo spread è sceso, quale altro obiettivo abbiamo?”, bè allora forse è ora di occuparsi di tasse. Bene gli accordi con Svizzera, Liechtenstein, Montecarlo contro le black list dei furbi, la lotta all’evasione, ma le aliquote, con tutte le compatibilità del caso, non andrebbero riviste?. Non importa se lo dice ogni volta chi sta all’opposizione. Almeno parliamone: non è bello sentir rimpiangere di non avere holding estere e di non potersi scegliere il paese dove pagare le imposte.
mikcucuzza@gmail.com

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