michele cucuzza bianco e nero

L’unica parola giusta

06.02.2015 - 14:24

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Vendetta? Preghiera? Guerra? Dove condurre l’orrore suscitato dai tagliagole mediatici dello stato islamico che, non contenti di aver esibito la decapitazione di due giapponesi prigionieri, un reporter e un contractor, con l’atroce protagonismo di John lo jihadista “assetato di sangue”, hanno bruciato vivo in una gabbia il pilota di un aereo giordano che aveva partecipato ai raid della missione internazionale contro l'Is, postando in rete le immagini dell'agghiacciante esecuzione? Tutto ciò dopo un inutile quanto angosciante pseudotrattativa cominciata con la richiesta di 200 milioni di dollari al governo di Tokio, condizionata dalla decapitazione del primo ostaggio, proseguita con l'esibizione dello sgozzamento del secondo e conclusasi con il raccapricciante assassinio del pilota, dopo un inutile diversivo con una nuova posta in gioco, il rilascio di una terrorista prigioniera dal 2005 in Giordania. Morti su morti, brutalità sempre più oscene, filmate, montate, musicate ad arte e lanciate nel web per atterrire e, insieme, attrarre altri psicopatici tra i giovani delle seconde generazioni (e non solo) nelle nostre periferie metropolitane. La vendetta, chiesta dal padre del pilota, ha ispirato la reazione del governo di Amman che ha immediatamente giustiziato due jihadisti già condannati a morte, un militante di Al Qaeda e l'attentatrice kamikaze mancata di cui l'Is chiedeva la liberazione. E ancora, in un bombardamento aereo su Mosul, nel nord dell'Iraq, secondo fonti curde i caccia giordani avrebbero ucciso 55 appartenenti allo stato islamico, tra i quali uno dei leader nella città sulle rive del Tigri, occupata dall'Is. E' la guerra senza sosta, “ferma, terribile e forte” promessa dal re Abdullah, rientrato precipitosamente dalla sua visita a Washington dopo aver ottenuto dagli Usa aiuti per un miliardo di dollari nei prossimi tre anni.
Intanto, però, le azioni di guerra contro lo stato islamico hanno subito un'importante defezione: nel timore di altre tragiche esecuzioni, nei confronti questa volta dei propri piloti eventualmente catturati dai terroristi, gli Emirati arabi uniti hanno deciso di non partecipare più ai bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Malgrado ciò il mondo arabo e islamico è tutto in febbricitante fermento: da Teheran è arrivata la condanna lella “disumana uccisione” dell'ostaggio giordano, l'università di al-Azhar del Cairo, considerata la voce più autorevole nel mondo dei sunniti ha definito l'Is un gruppo “satanico e terrorista', i cui aderenti meritano “l'uccisione, la crocifissione, l'amputazione dei loro arti”, senza dimenticare le parole durissime del padre del pilota giordano che ha invitato le tribù del suo paese a far fronte comune contro lo stato islamico. L'ultima abominevole esecuzione potrebbe risultare fatale per i consensi dello stato islamico: ha mostrato chiaramente come la presunta guerra jihadista di ritorsione contro l'Occidente crociato si traduca in Medio Oriente e nel Levante in una pura spietata battaglia di potere, spingendo le popolazioni locali rimaste ferme dopo la strage di Parigi a voltargli le spalle e a manifestare per la prima volta per la sua distruzione, a prescindere persino dalle tradizionali rivalità tra sunniti e sciiti e dalle più antiche ostilità tribali. Guerra e vendetta, si diceva, occhio per occhio, in una spirale di odio che sembra non potersi fermare oppure anche preghiera, come suggerisce in un nobile intervento Francesco, a proposito di un altro conflitto in atto, quello in Ucraina, altrettanto crudele ma sottovalutato dai media, dove è in atto la “violenza fratricida” fra cristiani : “La preghiera è la nostra protesta davanti a Dio in tempo di guerra. Quando ascolto parole come vittoria e sconfitta - ha proseguito il Papa - sento un grande dolore, una tristezza nel cuore: non sono parole giuste, l'unica parola giusta è pace”. Con la sua consueta chiarezza Francesco indica dove sta lo scandalo. A ogni latitudine.
mikcucuzza@gmail.com

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