Cuba pronta a vivere la sua terza vita

Cuba pronta a vivere la sua terza vita

19.12.2014 - 14:21

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Cuba, qué linda es Cuba faceva la canzone di Eduardo Sabori: e dopo poco più di 50 anni l'isola paradiso dei turisti europei e fumo negli occhi per le amministrazioni di Washington torna a essere bella, fuori dalla “black list” anche per gli americani. L’ultima eredità della guerra fredda scompare senza scosse, con un improvviso scambio di prigionieri (in realtà preparato da lunghi mesi di diplomazia segreta. Il resto è noto: riprenderanno le relazioni diplomatiche, tra qualche mese sarà aperta l’ambasciata USA all'Avana mentre Obama prepara la rimozione delle sanzioni economiche. Decisiva, la mediazione di Papa Francesco, che è stato personalmente ringraziato dal presidente americano e da quella cubano Raul Castro.
E’ una vittoria del castrismo, come lamenta la blogger cubana dissidente Yoani Sanchez? “Una concessione insensata”, “un patto con il diavolo” come denunciano gli esuli cubani negli States e i repubblicani in maggioranza al Congresso? Quando Obama proclama che “todos somos americanos”, denunciando che l’embargo ha fallito dando un alibi al regime, che non era questa la maniera giusta per opporsi ai castristi che sono ancora al potere mentre l'influenza americana sull’isola è pari a zero, che saranno finalmente possibili viaggi e turismo, affari e comunicazioni, l’uso di carte di credito e internet, quando la distensione e la ripresa del dialogo si affermano in un mondo segnato dalla violenza di talebani e Isis è difficile non riconoscere la svolta. Strategicamente decisiva per la sua vicinanza agli Stati Uniti, da sempre l’isola caraibica intreccia la sua storia, prima subordinata poi conflittuale, con la politica americana. Ai tempi del dittatore Batista, negli anni ‘50, erano le compagnie statunitensi dello zucchero, del nichel, dei trasporti e dei servizi ad arricchirsi, mentre all’Avana dominavano gioco d’azzardo e prostituzione, controllati dalle mafie. Dopo la rivoluzione marxista di Fidel Castro, di Che Guevara e dei barbudos, con gli espropri delle terre e le nazionalizzazioni delle industrie, si arriva presto ai ferri corti: la Cia fallisce nell’organizzare lo sbarco alla Baia dei porci, Castro si avvicina all’Unione sovietica, un legame che diventa dipendenza economica quando Washington decide il “bloqueo”, l’embargo. Nel pieno della guerra fredda nasce intanto l’epopea dell’isola coraggiosa che resiste al gigante americano, alimentata da letteratura e cultura popolare (canzoni comprese), sostenuta in Europa dai movimenti terzomondisti e antiamericani, avversata con decisione dagli anticomunisti.
Nel ‘62, Cuba diventa il teatro di un nuovo possibile olocausto: Mosca vuole dotare l’Avana di missili nucleari puntati contro gli States, Kennedy ordina il blocco navale, dopo giorni di fibrillazione Kruscev è costretto a cedere. Tramontati gli anni della partecipazione delle truppe cubane alle guerre indipendentiste in Africa, il regime castrista vive il suo momento più difficile: l’Unione sovietica collassa, l’isola - cessato il paracadute moscovita - entra in una crisi economica gravissima che l’Avana cerca di fronteggiare chiedendo ai cubani sacrifici durissimi, battezzati da Castro come il “periodo especial”: espatriano in 125 mila. Dopo le dimissioni di Fidel, il fratello Raul avvia nuovi legami commerciali con il Venezuela di Chavez ricco di petrolio e con altri paesi, dalla Cina all’Europa, il turismo fa passi da gigante e intanto il regime continua a denunciare l’embargo americano, più volte condannato dall’ONU, dietro il quale cerca di nascondere il fallimento dell'economia socialista e la repressione delle libertà politiche. Adesso, la svolta: che conseguenze avrà per i cubani è presto per dirlo. “Hasta siempre”, per sempre: prima inno rivoluzionario, poi finita come una specie di mantra per i turisti all’Avana, chissà che adesso la canzone di Carlos Puebla non possa finalmente alludere a un futuro inedito che aspetta la sua Cuba.
mikcucuzza@gmail.com

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