A scuola educazione sanitaria

A scuola educazione sanitaria

28.11.2014 - 10:40

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“Bisognerebbe che l’educazione sanitaria fosse insegnata a bambini e giovani a scuola e nelle università, a partire dai fondamentali di una sana alimentazione, anzitutto per prevenire quel 25-30% delle malattie più gravi e più diffuse, dal diabete all’ipertensione, provocate dal disordine a tavola. In questi corsi, andrebbe spiegato anche quanto siano importanti, indispensabili le vaccinazioni, malgrado il dramma del bambino diventato autistico a Milano e quanto sia pericoloso il diffondersi del rifiuto di questa profilassi”. E’ ampio l’approccio di Federico Gelli medico, responsabile del settore della sanità per il Partito democratico, oltre che presidente del Centro servizi del volontariato della Toscana (3500 associazioni, con 300 mila volontari), ma la preoccupazione è netta e strettamente legata all’attualità: che la sentenza del giudice del lavoro del capoluogo lombardo che ha stabilito un risarcimento perenne ai genitori di un ragazzino di 9 anni diventato autistico dopo essere stato sottoposto alla vaccinazione esavalente (per prevenire difterite, epatite B, infezioni da batteri, pertosse, poliomielite, tetano) rafforzi il fronte di associazioni e genitori che rifiutano le vaccinazioni obbligatorie per i nostri figli. Il ministero della Salute ha presentato appello: “Si tratta di una sentenza molto preoccupante”, concorda Gelli, “al di là del caso specifico, certamente molto doloroso ma basato - per quanto mi risulta - su relazioni di periti di parte, si rischia di alimentare nell’opinione pubblica l’idea che il vaccino può indurre danni gravissimi nei bambini, quando è vero il contrario. Negli anni '50-'60, prima dell'uso esteso dei vaccini, in Italia si sono verificati migliaia di casi di poliomielite, più di 10 mila di difterite, 700 di tetano e 60 mila di morbillo, qualche volta purtroppo anche mortali”. Malgrado l’Organizzazione mondiale, l'Istituto superiore della sanità e gli esperti del Ministero della Salute dicano che non ci sono prove di collegamenti tra vaccini e malattie gravi di reazione, come - nel caso di Milano - l’autismo ( le cui cause sono ancora oggetto di ipotesi insoddisfacenti) le vaccinazioni in Italia sono scese in modo preoccupante, anche per i tam tam di alcuni siti web che attraggono i contrari alle coperture, fino a raggiungere nel 2013 il livello più basso degli ultimi 10 anni. “Eppure”, ricorda Gelli, “i vaccini sono i farmaci più studiati al mondo per quanto riguarda il rischio di effetti collaterali: è giusto che la ricerca vada avanti e approfondisca sempre di più, ma non si può certo sostenere che i vaccini presentino rischi maggiori degli altri farmaci, quando il livello di efficacia del loro intervento è altissimo”. Giusto allora presentare appello come ha fatto la ministra Lorenzin? “Certamente: ogni farmaco, purtroppo, può avere effetti avversi, anche in una sola occasione su milioni di volte in cui è utilizzato ma è necessario che quanto è successo a Milano emerga con chiarezza e certezze assolute. In ogni caso, non si può far partire un messaggio sbagliato: vaccinare i nostri figli è fondamentale, il vaccino rimane lo strumento più importante per la prevenzione di malattie drammatiche. Basterebbe pensare a un fatto: alcuni bambini che negli ultimi anni non sono stati vaccinati contro la poliomielite, perché la malattia da noi è considerata ormai completamente debellata, oggi si ritrovano a rischio, perché possono entrare in contatto con persone provenienti da zone del mondo in cui la paralisi infantile è tuttora endemica. Senza dimenticare che, nell'ultimo anno, ci sono stati - tra Marche e Toscana - cinque casi di lattanti uccisi dalla pertosse, una malattia che da noi non è nemmeno più censita. Le vaccinazioni vanno dunque difese in tutti i modi, cominciando con un’energica ripresa delle campagne di comunicazione nei media e, auspico, nei corsi di educazione sanitaria: il dramma di Milano non può diventare un messaggio che non possiamo permetterci”.
mikcucuzza@gmail.com

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