Periferie, la miscela esplosiva

Periferie, la miscela esplosiva

14.11.2014 - 17:49

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C'è allarme in periferia, a Roma: a Tor Sapienza, borgata a est cresciuta negli anni ottanta, 16 mila abitanti, è stata una settimana di scontri e aggressioni tra residenti e immigrati che vivono in un 'centro per rifugiati e minori' e che sono accusati di violenze, scippi e rapine. Sassi sono stati lanciati contro gli stranieri che hanno risposto con lanci di bottiglie, sbarre di legno, sedie. Martedì sera i residenti hanno tentato un assalto al centro per i rifugiati, un vero e proprio attacco che ha coinvolto i poliziotti che con i blindati facevano vigilanza: pietre, bastoni, bombe carte. A loro volta gli stranieri hanno rovesciato le loro suppellettili contro gli aggressori. Gli agenti hanno caricato, anche con i lacrimogeni: 14 di loro sono rimasti feriti. “Qui c'è il coprifuoco appena fa sera”, si giustificano gli abitanti della borgata. “Questi immigrati hanno aggredito delle donne, stanno nudi alle finestre, fanno i loro bisogni davanti a tutti, indifferenti. Non ne possiamo più”. “In periferia la vita è durissima”, ha commentato su Repubblica Marco Lodoli: “Non c'è lavoro, troppi ragazzi abbandonano la scuola e precipitano in un nulla pericoloso, cresce la rabbia, l'intolleranza”. Il comitato dei residenti di Tor Sapienza ha incontrato il sindaco Marino chiedendo più sicurezza: '”Bisogna spostare il centro per rifugiati”, è il primo punto. A gestire il centro dei rifugiati in via Giorgio Morandi c'è una cooperativa, dal nome beneagurante, che mal si addice alla situazione, 'Il sorriso': “Siamo terrorizzati per gli assalti dei residenti”, raccontano “e come noi anche i ragazzi di cui ci occupiamo, originari dell’Egitto, del Gambia, della Somalia'. Gli operatori raccontano che i rifugiati non sono più di una sessantina: ogni ospite costa 35 euro al giorno”. “E' questo che dà fastidio”, sostengono, “che si spendano dei soldi per gente che non è italiana”. “Il razzismo non c’entra”, rispondono i residenti. “Abbiamo paura: siamo vittime della violenza e della maleducazione di questa gente”. Mentre è annunciato prossimamente l'arrivo a Tor Sapienza del leader leghista Salvini e di Mario Borghezio, un giudizio molto severo arriva dalla Caritas romana: “Sette anni dopo il barbaro assassinio di Giovanna Reggiani in una delle periferie di Roma, nulla sembra cambiato: la stessa paura, l’incapacità delle istituzioni e della classe politica di proporre soluzioni serie e di prospettiva, la spregiudicatezza di politici che cavalcano il malcontento delle periferie attirando i gruppi più estremi e facinorosi e spingendo la popolazione a una 'guerra fra poveri', la mancanza di riferimenti culturali in una città che appare rassegnata, in un clima politico di estrema precarietà”. Secondo la Caritas a essere vittime sono sia gli italiani che gli immigrati: “E’ difficile per chiunque impegnarsi in progetti di integrazione dove le persone si sentono sole, non vedono rispettati i propri diritti, in cui episodi di microcriminalità, veri o presunti, rischiano di degenerare in rappresaglie e spedizioni”. Dal sindaco Marino, un giudizio che non lascia spazio a interpretazioni: “Roma rifiuta l’ignobile caccia all’immigrato, nessuno in questa città deve sentirsi insicuro nel proprio o in altri quartieri: tutti i romani devono poter vivere tranquilli”. Subito dopo l’apertura alle richieste del comitato dei residenti: “Accerteremo se vi sono le condizioni per una diversa e più equa distribuzione in città degli ospiti dei centri di accoglienza”. Il sindaco ha annunciato interventi per migliorare la raccolta di rifiuti e per contrastare il degrado a Tor Sapienza, dall’illuminazione di alcune vie al taglio degli alberi cresciuti fuori controllo. Per domani è annunciato un corteo di tutte le periferie romane che lamentano il degrado: a farci riflettere rimangono le considerazioni di Lodoli: “La paglia secca è pronta, sparsa ovunque, perché qui erba grassa e verde non ce n’è, un gesto sbagliato e tutto prende fuoco”.

mikcucuzza@gmail.com

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