Inceneritore

L'impianto di Scarlino

Follonica

"Non consegnate quei documenti": bufera sull'inceneritore

17.10.2014 - 10:34

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Torna a far parlare la class action contro l’incenerito di Scarlino a un mese di distanza dall’udienza che si terrà davanti al Tribunale di Grosseto. Ieri l’annuncio ai cittadini che la Provincia ha ulteriormente ampliato l’attività dell’impianto accordandogli anche il trattamento di altri rifiuti nocivi, in una conferenza tenuta ieri con la presenza dell’avvocato Roberto Fazzi e degli aderenti Renzo Fedi e Raffele Iuliano. Viene anche rinnovato, dai componenti dell’azione legale, l’appello ai Comuni di Follonica e Scarlino ricordando che lo scopo non è avanzare richieste di risarcimento, ma solo inibire l’attività dell’inceneritore chiudendolo in prima istanza, ma pensando anche a una serie di prescrizioni in grado di mettere in sicurezza la combustione.
“L’episodio più grave dell’ultimo anno si verificato il nove febbraio scorso - spiega il legale - quando le emissioni di ossido di carbonio sono state del 189,9% in più rispetto al limite consentito dalla legge. Questo perché, in quella data, è stato disattivato il blocco automatico di alimentazione dei rifiuti che consente di interrompere la combustione quando le temperature scendono troppo rendendo il processo pericoloso per l’emissione di diossine”. Ma quello dell’ossido di carbonio non stato l’unico superamento avvenuto dopo il riavvio dell’impianto. Secondo i dati forniti sono stati oltrepassati anche i limiti del carbonio organico totale e dell’anidride solforosa e non solo: sia nel 2013 che nel 2014 sono stati segnalati rifiuti radioattivi che sono stati sottoposti a sequestro da parte della magistratura.
Ma sembra che all’avvocato Fazzi manchino ancora dei documenti riguardo alla radioattività dei materiali arrivati all’impianto. Lunedì scorso ha ricevuto gli incartamenti per cui aveva fatto richiesta di accesso agli atti all’Arpat e gli è stato consegnato un fascicolo con, al suo interno, la valutazione dei documenti che era loro possibile rilasciare al legale. Riguardo a un attestato in particolare si trova uno scambio di comunicazioni interne fra i dirigenti dell’ente: “Si può trovare il modo per evitare di dare questi doc? Si tratta di comunicazioni di allarmi di radioattività in carichi di ingresso”. Con la relativa risposta: “Si tratta di comunicazioni allarmi di radioattività in carichi di ingresso, potrebbe essere travisato il senso della comunicazione per creare il caso”. L’indomani l’avvocato ha consegnato gli incartamenti al Comando provinciale dei carabinieri al quale, nel frattempo, l’Arpat ha chiesto di rientrare in possesso dei documenti accortasi dell’errore commesso nel preparare il fascicolo al professionista.

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