Agricoltori in piazza a Roma, due pullman dalla Maremma

Grosseto

Agricoltori in piazza a Roma, due pullman dalla Maremma

31.03.2015 - 20:11

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Più di un migliaio di agricoltori provenienti da varie parti d'Italia hanno preso parte alla manifestazione organizzata martedì 31 maggio da Agrinsieme a Roma per chiedere più dignità per un settore da troppo tempo considerato di seconda categoria. Una delegazione di manifestanti è stata ricevuta da una rappresentanza di parlamentari.


"Agrinsieme è a Roma per chiedere il diritto a esistere come categoria, per ricordare a chi ci governa che questa politica miope e sorda sta mettendo a rischio un intero settore”: è il commento del vicepresidente toscano e presidente di Cia Grosseto, Enrico Rabazzi, a margine della manifestazione di protesta che si è svolta nella capitale. Oltre un migliaio gli agricoltori arrivati a Roma tutti sotto la stessa bandiera di Agrinsieme. Due i pullman partiti da Grosseto a testimoniare quanta preoccupazione c'è anche in Maremma. “Il problema non è solo quello dell’Imu, come qualcuno ha voluto sottolineare - precisa Rabazzi - Noi non vogliamo essere degli evasori, ma questa tassa è iniqua e va a colpire una categoria già stremata. Tuttavia la vera questione è che abbiamo la percezione che l’agricoltura sia un settore in vendita, al miglior offerente, naturalmente straniero".

GUARDA IL VIDEO                 LA RABBIA DEGLI AGRICOLTORI: "NON SIAMO BANCOMAT"

"Non riusciamo più a fare reddito - prosegue Rabazzi - non abbiamo certezze, i ministri che dovrebbero coordinare il nostro settore sono quelli che negli ultimi Governi hanno visto maggiori ricambi. E questo malgrado l’agricoltura rappresenti ancora uno dei settori trainanti. Incredibile il fatto che mentre gli altri Stati stanno rivalutando e sostenendo questo comparto, in Italia, Paese universalmente riconosciuto per l’eccellenza dell’agroalimentare, l’agricoltore non ha pari dignità. Gli agricoltori del Belpaese perdono più tempo a seguire la burocrazia che a lavorare in campagna, sono costretti ad aver fior fiore di consulenti per interpretare le farraginose leggi, devono sottostare a infiniti controlli spesso inutili perché spesso doppioni di se stessi. Se poi aggiungiamo il rapporto di chiusura che le banche hanno nei nostri confronti, le conseguenze parlano da sole. Non è più tollerabile. Ecco perché  siamo tutti a Roma, il luogo deputato a prendere le decisioni per il nostro futuro. Certo tra i tantissimi che sono arrivati da ogni parte d’Italia, dispiace vedere che manca una delle tre organizzazioni agricole. Questo addolora e delude - conclude Rabazzi - Tutta l’agricoltura italiana è sull’orlo del collasso, noi tutti, aldilà dei colori siamo tentati di abbandonare le nostre attività. Il nostro è un grido di dolore, ci è rimasto solo questo. Domani forse quando a coltivare la terra saranno le multinazionali il Governo ringrazierà, meno i cittadini che non sapranno cosa mangiano e avranno territori che non saranno più preservati e curati”.

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