Teatro Moderno

Schettino in tribunale

GROSSETO

Processo Concordia, Schettino in aula con 40 di febbre

06.02.2015 - 17:40

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Venerdì 6 febbraio è ripresa l'udienza per la tragedia della Concordia. Per la seconda giornata consecutiva ha parlato l'avvocato Donato Laino che immediatamente rende noto quello che già nella mattina ci era stato detto: Schettino sta male e, pur essendo in aula, ha la febbre a 40, “da cavallo” commenta Laino, che non ha aggiunto “di razza” come tutti si aspettavano. L'ex comandante, accusato come sostiene l'avvocato Laino di essere il responsabile di una “tragedia d'autore”, ha preferito riguardarsi e starsene a letto lasciando la tastiera del computer d'appoggio a Laino, in altre mani. Domenico Pepe, che doveva parlare stamani, interverrà invece, per chiudere le arringhe a difesa di Schettino, lunedì prossimo, prima dell'inizio delle controrepliche che, eventualmente, slitteranno al giorno successivo. L'udienza si è aperta con Laino che ha definito un errore archiviare la posizione del comandante in seconda Roberto Bosio, che avrebbe dovuto, come minimo, verificare la gravità della falla e comunicarlo al comandante. Il non averlo fatto può avere un peso? Poi l'accusa alla Procura di aver cancellato le prove a favore di Schettino e di aver premiato Bosio che prendeva 100.000 euro all'anno e che “qualcosa avrebbe dovuto pur fare” ha aggiunto Laino. E infatti dette l'ordine di abbandono nave che, ha contestato durante l'intervento di Laino il pm Leopizzi “avrebbe dovuto dare il comandante”. Immediato lo stop al pm del presidente Giovanni Puliatti. Quindi il lungo attacco a Ciro Ambrosio, l'ufficiale di guardia, che secondo Laino ha enormi responsabilità: non ha detto la verità, ha messo fuori strada Schettino nel momento cruciale, non ha saputo leggere il radar che stava seguendo e non si è accorto che si era fuori rotta. Nonostante abbia mentito ai pm, anche lui è stato premiato. Laino si è soffermato sulle responsabilità specifiche di Ambrosio e del timoniere Jacob Rusli Bin il quale, secondo Laino, mette in dubbio in un momento davvero cruiciale, che l'ordine di Schettino sia stato corretto, provocando così il terrore anche da parte di Ambrosio. E le conclusioni, ripetute davvero tante volte, sono scontate:” Se tutti avessero collaborato con il comandante, visto che si trattava di una nave da trecento metri e non di uno yacht che si controlla da soli, Schettino non si sarebbe fatto un convincimento sbagliato. E quando infatti telefonò a Roberto Ferrarini disse ciò che sapeva. La sola e pura verità. E questo lo hanno riconosciuto anche i carabinieri. Solo da allora si può affermare che Schettino sapeva. Purtroppo in quella notte tragica, dice Laino, mancarono sia la comunicazione che un linguaggio comprensibile, che Laino ha definito “proprietà di linguaggio”. Come il suo napoletano perfetto.

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