Eurovinil, addio anche al portafoglio ordini

GROSSETO

Eurovinil, addio anche al portafoglio ordini

21.11.2014 - 11:20

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Poco prima delle 11 sono arrivati alla spicciolata alcuni assessori e membri della giunta, e poi anche il direttore della Asl Mariotti. Intanto sotto la grande tenda che si erge di fronte alla Provincia qualcuno improvvisa un mini comizio a difesa del lavoro. In mano una busta di arance e in faccia la rabbia di chi, forse, in passato ha vissuto la medesima situazione: l’assenza di un futuro lavorativo. In piazza si danno il cambio i dipendenti dell’Eurovinil, l’azienda grossetana leader nella produzione di tende tristemente note per il loro utilizzo: essere sul campo e dare un riparo sicuro in situazioni di emergenza e catastrofi. E a meno che le catastrofi siano un lontano ricordo (lo si spera ma obiettivamente non è così) non si capisce come mai un’azienda di questo genere entra in crisi, dice stop alle commesse e in pochi mesi passa dalla produzione piena alla cassa integrazione. Tra questi due confini una serie di circostanze che lasciano l’amaro in bocca e più di qualche dubbio. “In fabbrica spiega Fabio Della Spora della Cisl - non si è mai avuto sentore di quanto era in procinto di accadere fino a quando l’azienda non ha detto: è finita”. Il termine esatto fu: “Profittevole”, ovvero, “L’Eurovinil non dà più profitto e dunque si cambia strategia”. La multinazionale, una galassia di aziende che spaziano nei più diversi settori in giro per il mondo, ma che fa capo a un Fondo Americano, aveva deciso di dismettere la produzione. Nel giro di pochi mesi sono stati portati via parte dei macchinari, gli stampi (e questo vuol dire che altri produrranno con quegli stampi le tende che fino a qualche mese fa si producevano a Grosseto). “Ma non è finita - spiegano Della Spora e Furio Santini (Cgil) - via, all’estero, forse in Francia, sono volati anche i portafogli ordini ovviamente con le persone a cui fanno capo. E questo vuol dire che la nostra fabbrica verrà ceduta a qualche società straniera, si parla di Francia, ma potrebbe essere anche Belgio o Olanda. E questo potrebbe avvenire con una sorta di accordo che vede la controparte acquisire fette di mercato europeo ma anche mondiale fino ad ora appannaggio dell’Eurovinil in cambio della cessione di fette di mercato che interessano alla società a cui Eurovinil appartiene”. Una ipotesi tutta da verificare, ma che, se fosse vera, sarebbe l’ennesimo scippo di una eccellenza italiana in nome e per conto di interessi di mercato. Nello sfortunato caso di una ennesima emergenza alla quale siamo purtroppo ormai abituati, la Protezione civile non andrebbe a bussare in via Genova, a Grosseto, in Italia, ma altrove, certamente fuori dai confini, con costi che inevitabilmente aumenterebbero. “A cominciare dal trasporto - spiega Della Spora - altrove, per esempio in America, che comunque impone per legge alla ‘sua’ Protezione civile di acquistare materiale in patria, e dove le strutture di questo genere sono in parte in alluminio, un tir potrebbe trasportare quello che in Italia, grazie alle nostre strutture pneumatiche, viaggia dentro un portabagagli”. Per evitare questo i sindacati da tempo stanno chiedendo alla società di vendere l’azienda. “A quanto pare ci sarebbero un paio di soggetti stranieri, del settore, interessati a entrare nel mercato europeo delle tende e per farlo hanno interesse ad avere in Europa una sede di produzione. Nel corso dell’ultimo faccia a faccia al Ministero l’azienda, su precisa richiesta del Governo e dei sindacati, aveva accettato di nominare un advisor con il compito di individuare un acquirente”. Il tempo per individuare l’advisor è scaduto a settembre e di questa figura non c’è alcuna traccia. Il sindacato riconosce che il Ministero sta facendo la sua parte, così pure le istituzioni locali, che oltre a una fattiva solidarietà non possono obiettivamente andare avendo di fronte una multinazionale. Forse ci si aspetta di più dal Governo. In Europa ci sono Paesi che battono i pugni sui tavoli di Bruxelles se questo serve a difendere le proprie eccellenze, se poi questi Paesi hanno capacità e forza contrattuale il risultato positivo può arrivare. Ecco, i lavoratori sperano che anche l’Italia si muova in tal senso. “E non lo facciamo solo per difendere i nostri posti di lavoro - sostengono - ma perché una grande eccellenza resti in Italia e perché in caso di bisogno la Protezione civile italiana non sia obbligata ad attraversare le Alpi per dotarsi delle strutture idonee e far fronte alle calamità naturali”.

Beatrice Masci

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