Castiglione della Pescaia

Fogar intervistato da Capecchi al suo rientro dopo la circumnavigazione del globo

Castiglione della Pescaia

Castiglione ricorda il suo navigatore

19.11.2014 - 17:21

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La Piccola Svizzera si prepara e ricordare una delle pagine più avventurose, ma anche esaltanti, della sua storia. Il 7 dicembre sarà infatti il 40esimo anniversario del rientro di Ambrogio Fogar, il navigatore solitario milanese che ha dato fama alla ‘sua’ Castiglione della Pescaia, che amava tantissimo, dalla quale partì il 1 novembre 1973, salutato dalle autorità e dalle scolaresche, per la circumnavigazione del globo in solitario, da Est verso Ovest, cioè in direzione opposta rispetto alle correnti e ai venti. Lui solo a bordo di una barca a vela, il Surprise, costruita nei cantieri navali castiglionesi di Niccolò Puccinelli, che era molto amico di Ambrogio. Ricordo che allora insegnavo alle scuole medie di Castiglione della Pescaia con il preside Egidio Capitani e che, insieme ai colleghi di lettere, durante il viaggio di Fogar, presentavamo la geografia seguendo il giro del mondo nella direzione opposta ai venti che fruttò ad Ambrogio un record: fu infatti il primo navigatore italiano a bissare le avventure che avevano dato fama a sir Francis Chichester e a Chay Blyth. Ricordo che alla partenza, l'amico indimenticabile, purtroppo scomparso recentemente, Renzo Guidi, il poeta del mare, (Ambrogio aveva soggiornatos empre all'Hotel Miramare) si domandava come un "marinaio improvvisato", così diceva Renzo, avesse il coraggio di affrontare gli Oceani da solo. E invece Ambrogio ce la fece, stupì il mondo intero e se si fosse fermato a quella avventura e non avesse forzato, o magari avesse tenuto a bada il suo spirito battagliero, sempre alla ricerca di sensazioni nuove, non sarebbe incorso in polemiche, alcune anche e solo frutto di invidia, che sicuramente gli fecero male. Come quelle scoppiate nel 1978, quando al largo delle isole Falkland, nell’Atlantico del Sud, subì l'assalto delle orche marine che fecero affondare la sua barca e morire, dopo 74 giorni alla deriva, di polmonite, il suo e nostro amico Mauro Mancini, noto giornalista della Nazione, che viaggiava con lui. Sopravvissero così a lungo bevendo acqua piovana e staccando le conchiglie che si attaccavano sotto la zattera. E anche abbattendo a colpi di remo qualche cormorano che si avvicinava curioso ai naufraghi disperati e ormai quasi incoscienti. Vennero soccorsi dopo due mesi e mezzo da un mercantile che li ospitò e curò a bordo: Fogar sopravvisse, Mancini no, la polmonite lo portò via, il suo fisico non reagiva più. Di Fogar sono note anche altre avventure, per esempio quella della conquista del Polo Nord con il cane Armaduk: un'avventura non molto chiara tanto che lo stesso Fogar dovette ammettere di aver utilizzato un aereo da turismo per un tratto superiore ai 100 chiliometri. Ma lui era così: anche le polemiche sul suo libro ( copia e incolla da pubblicazioni di altri navigatori) potevano essere evitate. Ambrogio fu anche conduttore televisivo per Retequattro, nel programma "Jonathan, dimensione avventura" e mostrò documentari di grande interesse. Volle anche parttecipare alla Parigi- Dakar per conoscere il deserto. Purtroppo, il 12 settembre 1992, rimase coinvolto in un tremendo incidente quando si trovava nel Turkmenistan per partecipare al raid Pechino- Parigi. La sua jeep si ribaltò, Giacomo Vismara ne uscì indenne ma Ambrogio subì la frattura delle vertebre cervicali e rimase paralizzato. In carrozzella partecipò ad un giro d'Italia in barca a vela perchè non si voleva arrendere. Sperava di guarire: lo avemmo a Castiglione, in condizioni irriconoscibili ma sempre disposto a lottare. Non ce la fece, morì per un infarto fulminante il 24 agosto 2005. I castiglionesi lo avrebbero voluto nel loro cimitero che guarda il mare: la famiglia decise invece per Milano. E il comune di Castiglione sta preparando davvero cose in grande per ricordare questo personaggio che nessuna polemica, sia sui libri che sulle avventure, può far dimenticare. Ci sono tanti amici anche oggi, come Ado Guidi, Maurilio Fusi, gli ex tecnici del cantiere, che continuano a ricordarlo con simpatia e anche orgoglio, come se fosse un castiglionese. Certo che a Castiglione Ambrogio era attaccatissimo. E non lo aveva mai nascosto!

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