“Lèon” non si arrende: vuole conoscere la sua mamma biologica

Tommaso Giachi

GROSSETO

“Lèon” non si arrende: vuole conoscere la sua mamma biologica

29.10.2014 - 10:06

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C’è una donna alle prese con molti dubbi e soprattutto con un passato - forse a fatica sopito - che sta tornando nella sua vita come un uragano. La donna è la mamma di Tommaso Giachi, 29 anni, nato all’ospedale di Grosseto il 25 febbraio 1985. E quel passato ha la faccia di suo figlio, quasi un uomo, che, fatti i conti e soprattutto la pace con il suo passato, si è messo in viaggio a ritroso nel tempo per cercare quella madre che quel 25 febbraio fece una scelta forse tra le più difficili che una donna possa fare: lasciare il suo bambino. E se ha deciso di farlo in una struttura protetta come un ospedale è solo perché a quel figlio che non avrebbe mai cresciuto voleva un bene immenso. Tommaso appare sereno e tranquillo, membro di una famiglia che lo ha protetto e continua a farlo. Per questo il suo viaggio nel passato non ha le caratteristiche di una “resa dei conti” semmai tradisce la voglia di sapere perché è successo. “Sono contento di come siano andate le cose, perché le alternative sarebbero state due: ritrovarmi in un orfanotrofio o non essere mai nato, quindi posso solo ringraziare chi mi ha messo al mondo”. E questo ringraziamento è diretto a quella donna che forse, se ha letto l’appello del figlio, deciderà di farsi avanti. Intanto, c’è da dire che all’epoca della nascita di Tommaso la procedura prevedeva che la mamma lasciasse comunque il suo nome pur decidendo di tornare a casa senza il figlio. E questo per Tommaso, che ha già percorso molta strada a ritroso nel tempo, fino ad arrivare all’anagrafe di Grosseto e aver individuato il nome dell’ostetrica che lo ha fatto nascere, è un passo importante. Infatti, una recente sentenza della Cessazione per lui potrebbe essere un valido supporto. Tommaso vuole sapere dalla sua madre biologica se ha fratelli, vuole conoscere il suo passato, quello rimasto oscuro e che a 29 anni ha invece deciso di cercare. E questo, nonostante affermi: “Il più delle volte addirittura dimentico di essere stato adottato. La mia è una famiglia perfetta, ci possono essere piccoli screzi come è normale che sia, ma non mi è mai mancato niente, la mia infanzia è stata felice. E adesso i miei genitori mi sostengono in questa ricerca”. Se Tommaso fosse nato oggi la sua ricerca sarebbe più complicata. Infatti, da una decina di anni è attivo il progetto “Mamma segreta” che consente alle donne di omettere il proprio nome ed essere affiancate al figlio solo da una sigla. In media, sommando i due percorsi: “Mamma segreta” e quello tradizionale, ogni anno sono 5 - 6 i bambini che vengono abbandonati in ospedale e che vengono poi affidati a una coppia di genitori. Un affidamento che in genere si conclude con una adozione, come è accaduto con Tommaso. Un ragazzo che non si ferma di fronte alla burocrazia e ai limiti imposti dalla legge ma che continuerà a cercare la sua mamma. Nel suo appello fa riferimento all’ostetrica che lo ha fatto nascere e al fatto che in ospedale lo chiamavano Lèon. Un nome che è tutto un programma. La speranza di Lèon è che la sua mamma, che all’epoca della nascita poteva avere 24 - 25 anni, si faccia avanti

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