Stefano Cocco Cantini

L'artista maremmano riscopre la musica etrusca

Grosseto

Indietro nel tempo con la musica etrusca in compagnia di Cocco Cantini e Simona Rafanelli

27.10.2014 - 19:42

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A poche ore di distanza dall’atteso e straordinario evento organizzato dal Soroptimist Club di Grosseto e dalla direzione dell’Hotel Granduca, che si terrà nei saloni del noto hotel di via Senese è opportuno ricordare lo studio che ha portato la Maremma ad un risultato straordinario: rendere ancora meno misterioso il popolo etrusco al quale ci sentiamo tutti attaccati e anche certi, con orgoglio, di esserne discendenti. Proprio così e questa è la grande importanza e la suggestione dell’incontro, al quale sono stati invitati anche studenti della scuola di musica e liceali. Simona Rafanelli e Stefano Cocco Cantini sono, insieme ad uno staff di preziosi collaboratori, i due ricercatori che giovedì sera, riferiranno sulla scoperta e ci faranno ascoltare pezzi di musica etrusca suonati con strumenti dell’epoca che Cocco Cantini è riuscito a ricostruire grazie alla passione e alla preparazione che gli hanno fatto da guida. Ascolteremo per la prima volta che tipo di musica facevano i ‘suonatori’ raffigurati nelle pitture dei vasi recuperati nelle necropoli etrusche e che Hotel Granduca e Soroptimist hanno utilizzato per la copertina degli inviti. Un pomeriggio, al quale seguirà anche una cena per chi desidera proseguire la serata, che ‘allunga’, diciamo pure così, la stagione dei talk show inaugurata quest’anno all’Hotel Terme Marine Leopoldo II di Marina di Grosseto e che ha avuto straordinari ospiti e un grande successo. E veniamo allo studio-ricerca dei due relatori Simona Rafanelli, direttore del Museo di Vetulonia e Stefano Cocco Cantini, sassofonista di fama internazionale, appena rientrato dalla tournèe in Cile. Nell’antichità la musica permeava quasi ogni momento della vita, sia pubblica che privata: con il canto e la danza, era infatti presente nelle cerimonie religiose, negli agoni sportivi, nel simposio, nelle feste solenni, perfino nelle contese politiche, e aveva un ruolo preponderante anche nei momenti privati come i matrimoni e le cerimonie funebri, l’intrattenimento domestico, il corteggiamento. I Greci la consideravano elemento imprescindibile per l’educazione dei giovani e addirittura come arte di Stato; per gli Etruschi era un elemento fondamentale nella società, presente in ogni aspetto della vita quotidiana come testimoniano gli autori antichi: Ateneo ad esempio ci racconta che gli Etruschi a suon di musica praticavano il pugilato, impastavano il pane e perfino fustigavano i servi! Ma torniamo agli Etruschi e ad un mondo che potremmo non a torto definire il più ‘musicale’ dell’antichità e che per assurdo è rimasto per noi completamente "muto" a causa dell'assenza di fonti documentali scritte che ci offrano una testimonianza "diretta" di questa civiltà che ancora tanti studiosi e moderni cultori della materia amano presentare avvolta entro uno spesso manto di mistero. Quello che emerge con incontrovertibile chiarezza dalla lettura delle immagini, ove musici e danzatori ricorrono con frequenza nelle scene di banchetto, giochi, caccia, agoni sportivi, ludi funebri, riti e cerimonie religiose, è il ruolo di assoluto primo piano che la musica (e le "performance" di spettacolo ad essa connesse) doveva giocare, nel mondo etrusco, in tutte le manifestazioni della vita e della morte, come si evince dalle stesse rappresentazioni di vita ultraterrena ambientate in un Aldilà disegnato alternatamente, nelle diverse epoche, con contorni dalle sfumature idilliche o funeste. Ma il passo decisivo, grazie a Simona Rafanelli e Stefano Cocco Cantini, nel quale risiedono il significato precipuo del progetto e il suo carattere di assoluta novità, è stato compiuto a seguito delle analisi effettuate su alcuni strumenti a fiato, conservati all’interno di grandi strutture museali distribuite fra l’Italia e l'Estero e recuperati in differenti contesti di scavo, non esclusivamente funerari o santuariali. Come è noto, le principali testimonianze relative agli esemplari reali provengono dal carico di una nave affondata nei pressi dell'Isola del Giglio e sono rappresentati da strumenti a fiato realizzati in legno e in avorio. La riproduzione al vero di questi strumenti, resa possibile dall'analisi autoptica degli stessi e dall'ausilio di artigiani professionisti capaci di eseguirne delle copie perfette sia per materia che per misure, ha consentito di procedere nella ricerca tradotta, in una prima fase, in una "performance", una sorta di conferenza-spettacolo (come giovedì al Granduca)strutturata prevalentemente come intervista ai due esperti Simona Rafanelli e Stefano Cocco Cantini, intervallata da letture dei testi antichi e da brani musicali, finalizzata a tradurre il lavoro in una forma di alta divulgazione scientifica destinato al pubblico più vasto. La "performance" è stata portata tra 2011 e 2013 con un vero e proprio "tour" in tutti i Musei Archeologici della Maremma e poi della Toscana (Siena, Artimino, Sesto Fiorentino, Firenze), quindi al di fuori dei confini regionali (Milano, Paestum), per divenire protagonista alla prima Edizione della Borsa del turismo culturale Art&Tourism alla Fortezza da Basso di Firenze (2012) ed alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum (2012 e 2013). Oggi, e lo sentiremo giovedì al Granduca, Cocco e Simona Rafanelli sono in grado di aggiungere altri particolari inediti a quanto già scoperto e proposto agli addetti ai lavori. Un brano di grande suggestione lo abbiamo ascoltato alla presentazione, davanti al Museo di Vetulonia, del racconto che la loro amica Roberta Pieraccioli, intellettuale di grande cultura ed altrettanto entusiasmo, direttore dei Musei e della Biblioteca di Massa Marittima, ha dedicato proprio a Stefano e Simona. Il brano si intitola “Requiem solenne”. Appuntamento quindi a giovedì per un pomeriggio e una serata di grande cultura e di straordinario interesse per la Maremma e per gli appassionati di etruscologia.

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