I consigli di Nicola

I consigli di Nicola

24.08.2015 - 13:53

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Non ci ricordiamo mai abbastanza che i dolori che subiamo in adolescenza, restano lì come cicatrici indelebili. La storia di Nicola, quarantaseienne, è la storia di un dolore e di una possibilità "Oggi lo chiamano bullismo. Ai miei tempi, eppure non sono Matusalemme, le chiamavano -cose che succedono-". Nicola ha quattordici anni quando la famiglia, per ragioni di lavoro del padre, si trasferisce dal Sud al Nord Italia. "Sono sempre stato un bambino timido, quindi non posso dare la colpa di tutto al trasloco". Ma sicuramente la vita cambia completamente per quel ragazzino che oltre ad affacciarsi alle fase adolescenziale, dovrà affacciarsi anche a una nuova città, passando da un piccolo centro a una metropoli, lontano dall'affetto di zii e cugini. "La cosa che mi colpì di più è che appena arrivati mi dissero che lì non sarei andato a scuola da solo, a piedi, come facevo al paese" É proprio a scuola che iniziano i problemi per Nicola. Racconta di aver fatto di tutto, nel corso dei mesi e poi degli anni, per attirare le simpatie dei suoi compagni" Ero bravo a scuola, smisi di esserlo, iniziai a vestirmi come loro, a cercare di parlare come loro, ma sono sempre stato per loro "il terrone". "Ancora oggi Nicola parla di un "loro" e di un "me", come una linea di demarcazione costante, un confine tracciato indissolubilmente, la linea che stabilisce "chi sta dentro e chi sta fuori", quando "il chi sta dentro e chi sta fuori", nella fase adolescenziale, significa tutto. "In pochi mesi passarono dalle offese, alle botte. Me lo ricordo bene quando tornai a casa dopo averle prese. Mio padre mi dette il resto perché "non mi ero saputo difendere" Nasce un senso di solitudine in Nicola che viene colmato solo quando ad Agosto torna a "casa sua", nel nido costituito da una famiglia numerosa popolata da zie come seconde madri e cugini come fratelli. Perché invece in quella fredda città del Nord, Nicola passa i primi tre anni del liceo, senza amici, vittima dei bulli "Oggi c'è un allarme in tal senso, si è dato un nome a questa cosa, si parla di "bullismo". C'è la consapevolezza che si tratti di una cosa grave" Ma fino a pochissimo tempo fa certi fatti sembravano una sorta di rito di iniziazione per essere accettati. Al terzo anno di Liceo le cose cambiano "per la prima volta risposi alle botte. Non ero mai stato tanto male in vita mia." In quella risposta la linea di confine tra "me" e "loro" si fa ancora più profonda "Capii davvero di non essere come loro per quanto stetti male dopo aver picchiato." Ma tutto cambia soprattutto quando arriva il primo amore nella vita di Nicola "Smisi di sentirmi solo. E smisi anche di essere un bersaglio. Ma non perché era cambiato qualcosa in me o in loro, semplicemente ero venuto a noia e trovarono un nuovo bersaglio". Nicola oggi ha quarantasei anni "so che è passata una vita ormai, eppure certe cose restano. Sembra assurdo, ma mi ci sono voluti decenni e a volte ci casco ancora, per capire che non tutti mi stanno guardando, per non sentirmi sempre osservato. Mi è rimasta incollata addosso quella sensazione degli occhi addosso" La sensazione che avverte la preda prima di essere attaccata. Ecco perché Nicola sente di dare due consigli "i ragazzi ora sono molto più fortunati perché se subiscono qualcosa ricevono aiuto e non "il resto", proprio per il livello di attenzione che c'è, quindi parlatene, ditelo subito a insegnanti, a familiari. Siete vittime di un'ingiustizia e dovete dirlo." Ma c'è anche dell'altro "senza dover essere tacciato di buonismo, quando oggi sento, vedo, commenti razzisti verso gli immigrati, mi ricordo di quel "terrone" e mi scatta una solidarietà immediata. Prima si era razzisti con quelli del Sud Italia, oggi lo siamo con quelli del Sud del mondo", Nicola vorrebbe proprio che la sua esperienza potesse far capire a tanti che i confini che oggi si sono tanto dilatati da essere tra aree del mondo, fossero solo geopolitici e non umani. Perché "quello venuto da lontano", dove il lontano si dilata sempre di più, non sia una minaccia, ma una possibilità.

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