E’ maremmana l’azienda produttrice di patate più importante della Toscana

GROSSETO

E’ maremmana l’azienda produttrice di patate più importante della Toscana

11.08.2015 - 22:11

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E’ maremmana l’azienda produttrice di patate più importante della Toscana.

Si chiama SEMIA ed in soli tre anni è riuscita vendere tutta la sua produzione alla grande distribuzione organizzata, saltando l’intera filiera, provvedendovi con il marchio “Maremma che.. Patata”.

Imponente l’estensione; ben trentaquattro ettari di terreno adibito a tale coltura al 100% maremmana, distribuiti tra Roccastrada, Montemassi e Principina a Mare. Quella che vogliamo raccontare è la storia di un progetto imprenditoriale che dalle parole e dalle idee, in breve tempo, è passato ai fatti, portato avanti da giovani. Michele Giani, poco più di 30 anni, sostenuto dai genitori insieme al fratello Francesco, si è messo a coltivare patate, un prodotto che forse avevamo dimenticato, di cui è stato volutamente ignorato l’incredibile potenziale.

“Teniamo conto – confessa Giani – che l’intero comparto pataticolo maremmano, in uno scenario agricolo sempre dominato dalla prevalente cerealicoltura, ha sofferto a tal punto l’ assenza di un soggetto locale in grado di valorizzarne commercialmente, da vedere il quasi totale abbandono della coltura estensiva, nonostante il potenziale del territorio. Per le rotazioni al cereale in Maremma si è puntato, andando ad incentivare prima la coltivazione della barbabietola da zucchero e poi, dopo la chiusura degli zuccherifici locali, sull’attuale e totale presenza del pomodoro da industria”.

Trovata dunque una nicchia di mercato libera i fratelli Giani hanno avviato nel 2013 la raccolta. “E’ infatti in quella annata che abbiamo acquisito identità – continua – partendo con soli 3 ettari a patate da consumo, utilizzate come seme per l’annata successiva. Volevamo presto giungere alla realizzazione del progetto filiera corta “dal seme al sacchetto” a cui demmo nome di “Maremma che..patata”.

Lo scorso anno, insieme ad un altro agricoltore e ad un agronomo livornese, venne costituita SEMIA Commerciale SRL, titolare del marchio “Maremma che …” destinata a promuovere anche altre eccellenze della terra di Maremma. “Amplieremo la gamma di questi prodotti – spiega Michele -  che negli ultimi anni gli agricoltori maremmani si sono “dimenticati di coltivare” non disponendo dell’ adeguato soggetto in grado di valorizzarli quale produzione locale senza farli finire nella distribuzione in forma anonima, come l’ aglio bianco, rosso e le diverse colorazioni di cipolla per esempio, che i nostri Clienti della GDO ci chiedono sempre a Km 0 e che la nostra commerciale saprà promuovere con il proprio marchio, come è riuscita a fare con le patate”. 

La crescita di SEMIA è stata rapidissima e dai 3 ettari si è passati a 12 nell’annata 2014 e quasi 34 per quella attuale. Un triennio agrario in cui sono state prodotte varietà di patate Monnalisa e Agata, mentre in questa ultima annata sarà seminata, per la prima volta in regione,  l’Actrice, che sta dando in campo le maggiori soddisfazioni per qualità e quantità rispetto alle altre. Ma quanto c’è ancora da crescere? “In vista delle richieste previste dai clienti - osserva Francesco Giani, responsabile della commerciale di SEMIA e fratello di Michele - non siamo ancora neanche al 25% della quota libera di mercato della grande distribuzione, che ci proponiamo di andare a coprire nei prossimi tre-cinque anni, puntando alla commercializzazione diretta dell'intero raccolto. Da settembre 2015 ad aprile 2016, una volta confezionati in sacchi a marchio “Maremma che… patata” di SEMIA, i tuberi dal campo finiranno direttamente nelle case dei consumatori, passando per le catene di supermercati con cui abbiamo collaborato già in passato (Gruppo Etruria-Sma- Simply ed EUROSPIN Tirrenica Spa, per esempio)”.

Da metà settembre rimarrà in stoccaggio, fino ad aprile 2016, una parte dell’attuale produzione stimata delle patate di SEMIA, che saranno consegnate quotidianamente e quindi acquistabili sfuse in casse - oppure disponibili confezionate in reti da 4 o 5 Kg e sacchi vertbag da 1,5 o 2 kg facilmente riconoscibili dal consumatore per la banda serigrafata che ha il doppio scopo di proteggerle dalla luce aumentandone la durata in casa, a marchio “Maremma che… patata”. “L’intero progetto - precisano i nostri giovani imprenditori - non ha avuto alcun tipo di sovvenzione pubblica a fondo perduto e non ha richiesto particolare ingente apporto di capitali, anche grazie al fatto che il nostro territorio, in termini di istituzioni ed organizzazioni cooperative, mette a disposizione tutto ciò che occorre. Il prossimo obiettivo? Far uscire il prodotto al 100% maremmano non solo nei supermercati toscani ma anche a livello nazionale”. La sfida pataticola è lanciata.

 

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